Il centrodestra compatto in Consiglio. Pd e Pavia a colori non partecipano al voto, Depaoli si astiene

Alla fine la maggioranza di centrodestra si è rinfrancata per i pareri legali e ha votato la temuta delibera sulla fusione tra LGH e A2A, un’operazione da 25 milioni. Quanto alle opposizioni, il Pd e Pavia a colori non hanno partecipato al voto, la lista “Cittadini per Depaoli sindaco” si è astenuta e il Movimento 5 stelle ha votato contro. A illustrare l’operazione è stata l’assessora al Bilancio, Mara Torti. La fusione per incorporazione di LGH in A2A porterà subito un primo dividendo da 1,3 milioni e una somma identica verrà “liberata” dal bilancio, nel quale era stata inserita a garanzia di eventuali, future controversie sulle quali A2A ha passato un colpo di spugna. Nel rapporto di concambio, ASM Pavia avrà azioni A2A per un ammontare di circa 25 milioni. Le azioni, tra l’altro, potranno essere rivendute (nonostante il sindaco continui a negare di volerlo fare) fra 10 mesi e non fra tre anni, come prevedevano in un primo momento i patti parasociali, cioè gli accordi tra soci. Il paradosso del Consiglio di lunedì sera è stato che Partito democratico, Pavia a colori e lista Cittadini erano d’accordo sul merito, quindi con la fusione. Non poteva essere altrimenti, considerato che il primo atto dell’operazione venne adottato quando Depaoli era sindaco e il Pd era in maggioranza. E allora perché non votare la delibera? Hanno provato a riassumerlo le consigliere Moggi (Pavia a colori) e Cristiani (Pd) ripercorrendo l’iter che ha condotto alla seduta. Una serie di decisioni, a volte contrastanti tra di loro, a volte prese in extremis (come il parere legale sulla fusione a poche ore dalla seduta di Consiglio) e a volte non opportunamente spiegate al Consiglio. L’obiezione, dunque, è stata che il tragitto è stato a dir poco travagliato e che, soprattutto, nessuno ha spiegato cosa farà ASM dopo la fusione. In particolare l’ex sindaco Depaoli ha contestato il fatto che non sia stata spiegata la modifica della durata dei patti parasociali, da 3 anni a 10 mesi.

Al momento del voto, il consigliere Rodolfo Faldini (Gruppo misto) ha abbandonato l’aula mettendo in guardia tutti dalle conseguenze del voto. La maggioranza non poteva contare sulla consigliera Lidia Decembrino (Forza Italia) trattenuta a casa da motivi personali. Il segretario generale, Riccardo Nobile, ha effettuato una ricostruzione della pratica puntuale e sostenuta da una profonda conoscenza del diritto. Probabilmente anche questo elemento ha rassicurato i consiglieri di maggioranza che hanno votato tutti a favore della fusione. L’unico voto contrario è arrivato da Vincenzo Nicolaio, consigliere 5 stelle, che ha anticipato l’intenzione del consigliere regionale Simone Verni di portare tutte le carte alla Corte dei Conti. Intenzione confermata ieri mattina dallo stesso Verni: «Stiamo raccogliendo l’elenco dei tanti, piccoli Comuni che non hanno votato la fusione. Poi porteremo tutto alla procura della Corte dei conti».

Ieri pomeriggio, il presidente di ASM Pavia, Manuel Elleboro, ha commentato l’esito della discussione in Consiglio: «L’accordo ottenuto nelle trattative con Rovato, Cremona e Crema, prevedente la riduzione del periodo di durata da 36 a 10 mesi e la rotazione bimestrale della presidenza del Comitato dei Soci pattisti, che ricostituisce un sodalizio territoriale (con la spiacevole defezione di Lodi) rappresentativo di oltre 130 milioni di euro di azioni A2A, pari a circa il 3,5% del capitale azionario della multiutility, difficilmente replicabile sul territorio lombardo e quindi propedeutico a favorire rapporti privilegiati con Milano e Brescia, in un’ottica di condivisione delle scelte industriali sui nostri territori.

La scelta di una durata così breve del patto non è casuale, ma va inquadrata nella volontà di testare concretamente la solidità di tale impostazione, ma anche di poter assumere un diverso orientamento, se insoddisfatti».

Fabrizio Merli – La Provincia Pavese, 06-10-2021

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