Il bando per la distribuzione del gas si sta rivelando complesso da gestire

È il mancato guadagno per Palazzo Marino per il fatto che dopo 31 mesi non c’ è ancora stata alcuna aggiudicazione nonostante A2A sembrasse aver vinto su F2i grazie a un migliore punteggio tecnico Qualcuno ha iniziato a chiamarla «la gara del mistero». Si parla del bando Atem Milano 1 per la distribuzione del gas, uno dei pochissimi indetti finora in ottemperanza al decreto del 2007 sulle liberalizzazioni. A Palazzo Marino, va detto, sono stati i primi a recepire la nuova normativa e molti in Italia stanno guardando alla gara del Comune meneghino quasi fosse un test sul settore. Il problema è che c’ è chi ha fatto due calcoli scoprendo che in attesa dell’aggiudicazione l’amministrazione comunale ha proceduto con la gestione del servizio «in continuità» con la precedente controparte, continuità che riguarda anche il canone mensile, molto inferiore (circa 1 milione in meno) di quanto offerto dai due concorrenti. Il bando «per l’affidamento in concessione del servizio di distribuzione del gas naturale nell’ambito territoriale di Milano 1 città e impianto di Milano» è stato pubblicato su internet il 28 dicembre 2015. Da allora sono passati 31 mesi e, tra un rinvio e una proroga, l’aggiudicazione non è ancora avvenuta. Qualcuno potrebbe sostenere di aver letto che la gara era stata vinta da A2A, ma avrebbe solo parzialmente ragione. Il 21 febbraio del 2018 il Comune guidato da Giuseppe Sala ha comunicato gli esiti e i punteggi dopo l’apertura delle buste e i titoli dei giornali recitavano «ha vinto A2A; ma non era del tutto vero. I concorrenti per la distribuzione su Milano erano solo due, Unareti (controllata di A2A a sua volta pariteticamente gestita da Palazzo Marino e dal comune di Brescia) e 2i Rete Gas, che fa capo a F2i. Quando sono stati comunicati i punteggi si è scoperto che l’offerta economica era sostanzialmente la stessa, ma A2A aveva quasi 5 punti in più nella parte relativa all’ offerta tecnica. Gara chiusa? In teoria, ma in realtà, come confermano anche dal Comune, l’aggiudicazione non è ancora avvenuta. Come mai? Qui le versioni discordano. C’ è chi dice che è un mistero, chi sostiene che i tempi tecnici sono stati superati da tempo e chi invece (non del tutto in torto) che, trattandosi della prima gara del settore in Italia, districarsi tra le norme del decreto non è facile, anche perché lo stesso volume dei documenti prodotti pare sia mostruoso. Non a caso il Comune aveva indetto una gara anche solo per trovare i commissari che avrebbero dovuto gestire l’assegnazione, individuati alla fine nell’ avvocato Cristiano Chiofalo, nei professori Francesco Gullì e Cesare Maria Joppolo e negli ingegneri Marco Branda e Andrea Musacci (presidente). Il best case scenario avrebbe previsto l’aggiudicazione addirittura nel luglio 2017, ma chiaramente così non è stato. Da marzo 2018 a oggi la commissione si è riunita più volte in seduta riservata per la procedura di valutazione della congruità delle offerte e solo quando questa procedura sarà conclusa potrà essere convocata la seduta pubblica per la comunicazione dell’esito finale dei lavori. Per questo la seduta di aggiornamento che era stata convocata per il 22 giugno è stata rinviata a «data da destinarsi». La speranza di tutti gli attori coinvolti è che si arrivi all’ aggiudicazione nel mese di settembre, mettendo fine a una maratona tecnico-giuridica. E permettendo finalmente a Palazzo Marino di incassare 1 milione in più al mese di canone.  Nicola Carosielli e Manuel Follis – MF, 20-07-18