Il grande interesse dei maggiori operatori italiani per il riassetto di Ascopiave mostra certamente una cosa: che le incertezze e gli sbandamenti del quadro normativo non bastano a compromettere l’attrattività del settore energetico

Neppure (o proprio?) in un settore maturo e tradizionale come il gas, in cui si concentra gran parte del business della multiutility. Da un lato il nugolo di pretendenti intorno ai 700mila clienti non stupisce, se è vero che già da tempo il business delle utility punta sempre più sul retail e la decisione, in certo senso fuori dal coro, di Ascopiave di uscirne (Eni ci aveva pensato qualche anno fa, oggi è tra i potenziali acquirenti) offre un’opportunità rara se non unica. Al tempo stesso sulla fine dei prezzi tutelati pesano grandi incognite sul come e, stando alle parole del governo, anche sul se. Evidentemente alla fine ciò non spaventa poi tanto gli investitori. Quanto alla distribuzione, l’interesse dei big a fare alleanze col leader veneto che gestisce il servizio in 230 comuni, da una parte ricorda che, aspettando l’elettrificazione, coi ritorni offerti dalla regolazione le reti locali restano un boccone ghiotto. Dall’altro conferma che il meccanismo delle gare, che in teoria dovrebbe essere la strada maestra del riassetto del settore, rimane un fantasma per lo stallo che continua a impedirne il decollo; nel migliore dei casi una strada residuale rispetto a un riordino che – lo scrivevamo già due anni fa – passa principalmente per accordi e (ben pagate) acquisizioni. Le gare arriveranno, se arriveranno, a giochi in gran parte fatti.

Staffetta Quotidiana, 16-04-19