“L’Italia ha davanti a sé un’occasione preziosa e unica di rinnovamento del settore energetico; l’agenda degli investimenti previsti da Next Generation EU della Commissione e dal Green Deal europeo getta basi solide per avviare un processo di trasformazione energetica radicale del nostro Paese nell’ottica della green economy. Le infrastrutture energetiche sono pienamente coinvolte nel percorso di elettrificazione del Paese, del sector coupling, e del fondamentale ruolo delle reti del gas nei progetti di miscelazione con gas rinnovabili, quali biometano e idrogeno.

Cogliere questa opportunità è fondamentale anche per assicurare la competitività futura del nostro sistema industriale, in un contesto europeo in cui gli altri Paesi sono impegnati in prima linea nelle politiche di trasformazione energetica.

L’attuale sistema italiano delle gare gas, introdotto con il D. Lgs. 164/2000 e puntualmente regolato con il D.M. 226/2011, poggia su una cornice di regole con cui, oltre 10 anni fa, il Legislatore e il Governo avevano inteso valorizzare la competitività delle imprese, in un contesto energetico-industriale in cui l’evoluzione dello stesso era essenzialmente guidata dal fabbisogno di sviluppo fisico delle reti.

Negli ultimi dieci anni, il quadro tecnologico, energetico, ambientale e le prospettive di utilizzo del sistema gas hanno conosciuto una profonda e rapida evoluzione, con il risultato di aver reso inevitabilmente obsoleti e controproducenti i criteri alla base dell’assegnazione delle concessioni di distribuzione.

Il quadro normativo delle gare non poteva infatti contemplare nel 2011 elementi a sostegno dell’innovazione né valorizzare adeguatamente gli utilizzi prospettici del sistema gas, richiesti dagli odierni obiettivi di decarbonizzazione. A ciò si aggiunge che la vigente normativa delle gare induce a promuovere interventi infrastrutturali anche in contrasto con gli orientamenti del Regolamento della Tassonomia approvato dalla Commmissione UE, che dovrà guidare la pianificazione dei futuri investimenti ambientalmente compatibili.

I tempi e gli esiti delle pochissime gare gas (5 su 177 previste) finora aggiudicate con questi criteri, confermano chiaramente i timori espressi, oltre che riconfermare un quadro del processo amministrativo particolarmente oneroso e inefficiente, che, come tale sta generando innumerevoli contenziosi, originati dall’indeterminatezza delle richieste dei bandi di gara e dalla presenza di norme e atti regolamentari non armonizzati nei loro presupposti.

Occorre agire prontamente, per consentire che lo strumento delle gare gas, da potenziale vulnus per il Sistema energetico nazionale, quale si è dimostrato, possa invece trasformarsi in un elemento abilitante e propulsore della transizione energetica e dello sviluppo economico dell’indotto dei comparti collegati alla distribuzione gas. Da tempo e da più direzioni sono state avanzate proposte di modifica normativa, finalizzate, tuttavia, a modificare o semplificare alcuni elementi marginali della mera sfera del procedimento amministrativo, lasciando, invece, inalterati i contenuti di criticità strategica degli schemi di gara. Non si può oggi, ancora, agire con approcci miopi o parziali, a maggior ragione se si valutano le prospettive energetiche attuali e future.

Per consentire l’attuazione di un percorso di modifica normativa strutturato è necessario un chiaro indirizzo politico che il Governo può assumere. Strumentale al processo di rivalutazione dei contenuti dei bandi di gara gas sarà la riattivazione del Tavolo di lavoro che coinvolge le Istituzioni e gli Operatori del settore, anche nell’ambito della Cabina di Regia interistituzionale, già efficacemente attivata in passato.

Nel frattempo, il calendario delle gare dovrà essere riprogrammato per garantire l’ordinato svolgimento delle gare, che dovranno avere nuovi e più moderni presupposti, alla stregua di quanto peraltro proposto in alcune recenti iniziative emendative della norma.

Riordinare la scansione temporale delle gare gas, avendo intanto elaborato un quadro normativo coordinato e criteri tecnico-economici coerenti con lo scenario energetico futuro, equivale a cogliere l’opportunità che il contesto ci impone, evitando il rischio concreto di una perdita di competitività del sistema Paese e la dispersione di risorse che è necessario, invece, investire con tempestività nella giusta direzione, per tracciare le linee del futuro energetico ed ambientale italiano.

Sarà essenziale individuare a breve, momenti di proficuo confronto su questi temi, con le Istituzioni, in primo luogo con i ministeri competenti.”

Estratto da – Il Sole 24 Ore –  articolo di Francesco Macrì – Vice Presidente Utilitalia e Presidente Estra S.p.A.

 

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